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Come usare i doppi segni di punteggiatura

Chi di noi non ha mai avuto dubbi su dove mettere il punto quando usiamo le virgolette, che tipo di virgolette usare, se basse («») o alte (“ ”), o se lasciare uno spazio prima e dopo le parentesi?

Oltre ai segni di punteggiatura principali: il punto, la virgola, il punto e virgola, i due punti e i punti di sospensione, esistono altri segni di punteggiatura che aiutano ad interpretare e definire correttamente la comunicazione scritta, chiamati doppi segni ortografici di punteggiatura.

Questi segni di punteggiatura, così come dice il nome, sono costituiti da due elementi, uno di apertura e uno di chiusura. Sono segni di punteggiatura doppia, per esempio, le parentesi tonde, le parentesi quadre o le virgolette.

Parentesi tonde  (  )

È un segno di punteggiatura comunemente utilizzato per inserire all’interno dell’enunciato un’informazione complementare o esplicativa.

Quando si utilizzano le parentesi, non si lasciano spazi tra la prima parola e la parentesi di apertura, così come tra l’ultima parola e la parentesi di chiusura. Si lascia uno spazio prima e dopo la parentesi, tranne quando la parentesi di chiusura è seguita da un punto.

Esempio: Il palazzo è costruito su 3 piani (il piano terra con i negozi, il primo piano con gli uffici e il terzo piano utilizzato come magazzino).

Racchiudere le lettere o i numeri tra parentesi *(1) quando si enumera è considerato un anglicismo. In italiano il numero o la lettera sono seguiti da parentesi di chiusura o da un punto: 1) o 1.


Parentesi quadre [  ]

Si utilizzano per inserire informazioni complementari o esplicative.

Quando si utilizzano le parentesi quadre, così come per le parentesi tonde, non si lasciano spazi tra la prima parola e la parentesi di apertura, così come tra l’ultima parola e la parentesi di chiusura. Si lascia uno spazio prima e dopo la parentesi, tranne quando la parentesi di chiusura è seguita da un punto.

Se all’interno di un testo racchiuso tra parentesi tonde è necessario aggiungere note esplicative, si utilizzeranno solo le parentesi quadre. La sequenza di utilizzo è (…[…]…), l’ordine viene invertito nelle formule matematiche e chimiche  […(…)…].

Quando si trascrive un testo omettendo una parola o un frammento dell’originale, si utilizzano le parentesi quadre con i tre punti di sospensione […]. Nei libri di poesia si utilizza una parentesi quadra di apertura davanti all’ultima parola (o alle ultime) del verso, allineandosi destra, quando si termina la riga del verso, a:

È stato un grande sogno vivere
e vero sempre, doloroso e di gioia.
Sono venuti per il nostro riso,
per il pianto contro il tavolo e contro il lavoro
[nel campo.

(Mario Benedetti [UMANA GLORIA, 2004])

 

Virgolette “”

Le virgolette si utilizzano all’inizio e alla fine di una parola. Esistono diversi tipi di virgolette: alte (“”), basse (« ») o apici (´`). Si utilizzano in contesti diversi e per ragioni diverse.

Le basse (« ») limitano un discorso diretto o una citazione. Le alte (“”) introducono il titolo di una commedia o segnalano l’uso particolare di una parola. Gli apici (´`) indicano una singola parola che generalmente comprende una definizione.

L’ordine è: basse, alte, apici.

Esempio: « Il direttore mi disse: “Che `casino´ che hai combinato” »

Se il testo tra virgolette termina con un punto di domanda, questo si pone all’interno delle virgolette; il punto si colloca fuori dalle virgolette.

 

Altri segni di punteggiatura

Trattino –

È un segno di punteggiatura secondario formato da un tratto orizzontale (-). Si utilizza per relazionare due concetti che possono essere fissi o circostanziali, con valore simile ad una congiunzione. Si utilizza, inoltre, nell’attribuzione di due aggettivi qualificativi allo stesso sostantivo.

Per esempio:  linguaggio burocratico-amministrativo.

Si utilizza con i prefissi, solo se occasionali:

Per esempio: co-dirigente.

O con numeri e date:

Per esempio: 4-5 maggio

 

Apostrofo *

È un segno di punteggiatura secondario formato da una virgola o da una semplice virgoletta di chiusura (’).

In italiano si utilizza per segnalare la caduta di una o più lettere di una parola e, generalmente, indica un’elisione della vocale finale.

Esempio: la ala à l’ala.

Può indicare anche un troncamento, come accade per l’imperativo dei verbi dare, fare, dire, stare, andare:

Esempio: fai à fa’, vai à va’, ecc.

O un caso in cui il troncamento interessa l’intera sillaba finale:

Esempio: poco à po’.

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