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Metodi alternativi di risoluzione dei conflitti

Il termine “ADR” (Metodi Alternativi di Risoluzione di Conflitti,  Alternative Dispute Resolution in inglese) è un termine generale che si riferisce ai procedimenti formali e informali che non fanno parte dei meccanismi tradizionali di risoluzione dei conflitti.

Risulta scontato dire che l’esistenza di metodi alternativi presuppone l’idea di un metodo di riferimento centrale, prioritario o, perlomeno, più utilizzato. Il metodo più utilizzato o centrale è la risoluzione dei conflitti a carico dello Stato attraverso il sistema giudiziario, per cui i metodi alternativi di risoluzione di  conflitti sono conosciuti come stragiudiziali.

Tra questi metodi stragiudiziali, che prevedono l’intervento di terzi nella risoluzione del conflitto, i più conosciuti sono la negoziazione, la mediazione, la conciliazione e l’arbitrato e vengono classificati in due gruppi: aggiudicativinon aggiudicativi o negoziali.

Gli ADR aggiudicativi sono quelli in cui una terza persona, in maniera imparziale, propone una soluzione al conflitto tra le parti. Di questi metodi fa parte quello dell’arbitrato: le parti, di comune accordo, richiedono la presenza di un terzo, l’arbitro, incaricato di risolvere il conflitto, emettendo una sentenza dopo aver ascoltato le parti, centrandosi su questi dati oggettivi e sul conflitto specifico. La sentenza dell’arbitro può essere paragonata a quella di un giudice.

Gli ADR non aggiudicativi o negoziali non prevedono una soluzione offerta da una terza parte, ma sono le due parti a proporre un punto di incontro e una soluzione consensuale. A questo gruppo appartengono la negoziazione, la conciliazione e la mediazione.

La negoziazione, al contrario della conciliazione e della mediazione, non prevede la presenza di una terza figura. Conciliazione e mediazione differiscono tra di loro, a loro volta, per la funzione più o meno proattiva della terza parte neutrale che interviene.

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In seguito ti presentiamo una breve storia che illustra la positività della presenza di un terzo per la risoluzione di un conflitto quando, a priori, questo sembrerebbe “impossibile” da risolvere.

Il frammento di “L’uomo che sapeva contare” di Malba Tahan (1996).

Viaggiavamo da poche ore senza esserci mai fermati quando ci accadde qualcosa che merita di essere raccontata: il mio compagno di viaggio Beremiz, uomo talentuoso, mise in pratica le sue abilità di straordinario matematico.

Vicino ad una vecchia locanda, vedemmo tre uomini che discutevano in maniera accesa accanto ad una mandria di cammelli.

Tra le grida e le imprecazioni, mentre davano di matto, si ascoltava: “Non può essere!”,  “È una truffa!”, “Io non sono d’accordo!”

L’intelligente Beremiz volle informarsi di ciò che stava succedendo.

“Siamo fratelli” – disse il maggiore – “e abbiamo ricevuto in eredità questi 35 cammelli. Secondo la volontà di nostro padre io devo ricevere la metà, mio fratello Hamed Namid 1/3 e Harim, il più giovane, 1/9. Non sappiamo come dividere la quantità e ciascuna proposta sembra essere svantaggiosa per qualcuno. Nessuna delle proposte ci ha dato un risultato accettabile. Se la metà di 35 è 17 ½  e, la terza e la nona parte non sono quantità esatte, come si può fare una divisione?”

“È molto semplice” – disse l’uomo che calcolava – “Mi impegnerò ad aiutarvi ma ho bisogno di aggiungere questo bellissimo esemplare che è con noi”.

In quel momento decisi di intervenire. “Non ti permetterò questa follia. Come continueremo il viaggio senza cammello?”

“Non ti preoccupare, Bagdalì – mi disse a bassa voce Beremiz – So bene quello che faccio. Cedimi il cammello e vedrai”.

E il suo tono era tanto sicuro che gli consegnai il mio cammello Jamal, senza nessuna esitazione.

“Amici miei”- disse – “dividerò in maniera esatta ed equa i cammelli, che adesso sono 36”.

E voltandosi verso il più anziano disse: “Amico mio, a te è dovuta la metà di 35 che è pari a 17 1/2 . Bene, riceverai la metà di 36: 18 cammelli. In questo modo, con questa divisione, ci stai anche guadagnando”.

Rivolgendosi al secondo disse: “Tu, Hamed, dovresti ricevere 1/3 di 35, 11 e poco più. Adesso riceverai 1/3 di 36: 12 cammelli. Anche tu con questa divisione stai guadagnando”.

E infine disse: “E tu, giovane Harim, secondo la volontà di tuo padre devi ricevere 1/9 del totale dei cammelli: 3 e poco più. Con questa divisione, con 36 cammelli, ti darò la nona parte di 36: 4 cammelli.”

E concluse con tono sicuro: “Per questa divisione, che è stata vantaggiosa per tutti, al primo corrispondono 18 cammelli, al secondo 12 e al terzo 4, per un totale di 34 cammelli. Del totale dei cammelli rimangono 2 fuori dalla divisione. Uno, come sapete, appartiene a Bagdalì, mio amico e compagno; l’altro mi spetta per aver risolto il vostro dilemma e aver soddisfatto tutti”.

“Sei intelligente, straniero” – disse il più anziano dei fratelli – “e accettiamo la tua divisione fatta in maniera equa e giusta”. L’astuto Beremiz, l’uomo che sapeva contare, riuscì quindi ad aggiudicarsi uno dei più bei cammelli della mandria e mi disse, consegnandomi le redini del mio: “Adesso potrai continuare tranquillamente il viaggio a cammello, amico mio. Ho il mio per i miei affari”. E continuammo per la nostra strada verso Baghdad…

Questa storia mostra come una prospettiva oggettiva esterna al conflitto (in questo caso un problema algebrico), favorisca un cambiamento di percezioni delle due parti che permette di giungere ad un accordo. Che pensi a riguardo?

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