Disabilità e Diversità Motoria

Definizione del concetto di Disabilità:

L’Ogranizzazione Mondiale della Salute (OMS) afferma che la disabilità è un termine generale que comprende handicap, limitazione dell’autonomia motoria e restrizione della partecipazione sociale. Pertanto, perchè esita una disabilità è necessario che la persona presenti un handicap.

Handicap

Perdita totale, permanente o temporale, di una stuttura o funzione psicologica, fisiologica o anatomica.

L’handicap presupone un disturbo organico che produce una limitazione delle funzioni che si ripercuote oggettivamente nella vita diaria della persona. Rappresenta la manifestazione di uno stato patológico; è la conseguenza di una malattia.

Esistono diversi tipi di handicap e ciascun tipo può portare a una disabilità:

Fisica: è quella che limita o impedisce la capacità motoria della persona.  Le cause di un handicap fisico, la maggior parte delle volte, sono di tipo congenito. Possono essere inoltre causate da lesioni della medula dovute ad incidenti (paraplegia) o da problemi dell’organismo (emorragia celebrale).

Psichica: sono disturbi che portano la persona a non adattarsi completamente alla società. Puó essere dovuto a malattie mentali come una forte depressione, schizzofrenia, disturbi bipolari o autismo.

Sensoriali: colpisce gli organi sensoriali e pertanto portano problema di comunicazione (cecità, sordità).

Intellettuale o mentale: è un termine che si utilizza quando la persona presenta disturbi dell’apprendimento ad alti livelli e complicazioni nello svolgimento di alcune normali funzioni nella vita quotidiana. Un esempio è quello della Sindrome di Down.

Disabilità

È un limite delle funzioni, conseguenza di un handicap, che si manifesta nella vita quotidiana.

La disabiità, può essere congenita o si può acquisire col tempo o in modo irreversibile (oltre ad essere progressiva e reversibile). Le disabilità si possono suddividere in tre rami principali: di movimento, di relazione o condotta e di  comunicazione.

Invalidità

L’invalidità è la condizione di svantaggio in cui si trova una persona come conseguenza di un handicap o di una disabilità che limita, o impedisce, il compimento di una funzione ritenuta normale per questa persona (dipendendo dall’età, dal sesso e da fattori social e culturali)

Una persona è invalida nel momento in cui gli si negano le opportunità di cui dispone, in generale, nella comunità. Un’invalidità viene data dal contesto in cui la persona si muove e se quest’ultimo non è accessibile fa sì che aumenti il grado di invalidità. Una persona con disabilità non è detto che presenti anche un’invalidità, a meno che il contesto in cui si muove non gli risulti inaccessibile.

Relazionando i tre concetti:

Una malattia o un disturbo può produrre un handicap (a livello fisico), il quale di conseguenza genera una disabilità (a livello personale), la quale a sua volta si riflette in un’invalidità nel momento in cui interagisce con il contesto in cui vive (livello sociale)

Non tutte le persone con handicap sono considerate disabili, nè coloro che presentano handicap sono allo stesso tempo invalidi.

Per esempio, una persona affetta da distrofia muscolare  (handicap) in base al grado di distrofia, può possedere un handicap nelle attività di lettura, nella distinzione dei colori, nel riconoscimento facciale,… e presenterà quindi un’invalidità per ciò che riguarda il processo di interazione con il contesto che lo circonda e in cui si muove.

Una  persona con miopia (handicap), grazie all’utilizzo di lenti correttive può realizzare tutte le attività quotidiane. Questa persona non verrà considerata invalida. Tuttavia, a una persona con miopia che, nonostante l’uso di occhiali, non possiede una sufficiente acutezza visiva, le verrà riconosciuta una disabilità e pertanto, verrà considerata invalida se nel processo di integrazione sociale troverà impedimenti in alcune funzioni (per esempio se in un contesto scolastico, non può seguire il normale sviluppo della lezione). In definitiva, le sue possibilità di integrazione sociale sono compromesse.

Attualmente si tende ad utilizzare il termine diversamente abile piuttosto che  disabile. È un termine discutibile poichè diversi enti rapprensentanti persone con disabilità intimano a non utilizzarlo. Quindi, sebbene si riconosca il termine diversamente abile come il più giusto, dal momento che non viene riconosciuto da una fascia della società, può aumentare l’invisibilità di chi ne è affetto e generare confusione, insicurezza giuridica e, pertanto, abbassare il livello di protezione del collettivo, la cui tutela è strettamente necessaria.

Viceversa, altri enti associano il termine disabilità ad un linguaggio dispregiativo e stigmatizzato, per cui incentivano (almeno a livello giuridico, giornalistico e in generale a livello burocratico) l’utilizzo del termine diversamente abile.

Cosa pensate dell’utilizzo del termine diversamente abile? Ci piacerebbe conoscere la vostra opinione in merito. Non dimenticarti di commentare!

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